Giulia RomanoVIEW PROFILE →
L'Italia in sella: il cicloturismo vale 6,4 miliardi e viaggia verso il record
Il sesto rapporto Isnart-Legambiente stima 49 milioni di presenze cicloturistiche in Italia nel 2025, per un impatto economico di 6,4 miliardi di euro. Un turismo lento e green che conquista anche la Gen Z.
Dopo i cammini a piedi e le sagre di paese, c'è un altro modo di viaggiare lento che sta conquistando l'Italia e i suoi visitatori: il cicloturismo. Muoversi in sella a una bicicletta, tra colline, borghi e ciclovie, non è più una nicchia per appassionati, ma un vero e proprio fenomeno di massa dal peso economico sempre più rilevante per il Paese.
Questa forma di turismo intercetta alla perfezione le nuove tendenze dei viaggiatori, sempre più attenti alla sostenibilità, al benessere e a un contatto autentico con i luoghi. Pedalare permette di riscoprire l'Italia minore, quella lontana dalle rotte più affollate, con un impatto ambientale ridotto e un ritmo che favorisce l'incontro e la scoperta.
Numeri da record
A fotografare la portata di questo fenomeno è il sesto rapporto Viaggiare con la bici, realizzato da Isnart-Unioncamere in collaborazione con Legambiente. I dati parlano chiaro: nel 2025 si stimano circa 49 milioni di presenze cicloturistiche in Italia, un numero imponente che conferma la crescita costante del settore anno dopo anno.
Dietro queste cifre non c'è solo la passione per lo sport, ma un impatto economico di enorme rilevanza. Il cicloturismo genera infatti un giro d'affari stimato in 6,4 miliardi di euro sui territori che ospitano questi viaggiatori, trasformandosi in una risorsa preziosa per l'economia locale e per le comunità più piccole.
Il rapporto, presentato lo scorso 27 marzo durante la Fiera del Cicloturismo nella nuova sede della Fiera di Padova, offre una fotografia dettagliata di un comparto in piena salute. La sua sesta edizione testimonia ormai una consuetudine di analisi che permette di seguire l'evoluzione di questo mercato nel tempo.
Un mercato che si trasforma

Uno degli aspetti più interessanti emersi riguarda la trasformazione dell'offerta di servizi. Mentre il numero totale di imprese attive nel settore è rimasto sostanzialmente stabile rispetto al 2019, i punti di servizio fisici sul territorio hanno registrato un incremento a dir poco spettacolare, pari al 47 per cento.
Questo dato racconta una precisa strategia di mercato in atto tra gli operatori. Il settore del noleggio bici in Italia si sta orientando verso un modello cosiddetto multi-location, con le aziende che si strutturano e si diffondono in modo capillare sul territorio per rispondere a una domanda in costante e continua crescita.
In pratica, non basta più avere un unico punto di partenza, ma occorre garantire assistenza e disponibilità di mezzi lungo tutto il percorso. Questa articolazione capillare rappresenta un chiaro segnale di maturità del comparto e di un deciso rafforzamento della sua capacità di accogliere i cicloturisti.
Chi è il cicloturista
Ma chi sono i protagonisti di questo boom delle due ruote? Il profilo che emerge è quello di un viaggiatore curioso e completo. Ben un ciclista su due, infatti, unisce all'esperienza della pedalata la scoperta del patrimonio artistico e culturale e delle eccellenze enogastronomiche dei territori attraversati.
Questo identikit smonta il luogo comune del cicloturista come semplice sportivo, rivelando invece una figura interessata a un'esperienza a trecentosessanta gradi. La bicicletta diventa così il mezzo ideale per unire l'attività fisica al piacere della buona tavola e alla visita di musei, chiese e centri storici.
A rendere il quadro ancora più promettente per il futuro è il dato anagrafico. Nel 2025 è cresciuta in modo significativo la presenza di turisti della Gen Z, saliti al 17,3 per cento rispetto al 9,3 per cento dell'anno precedente, a dimostrazione di come anche i più giovani stiano abbracciando questo modo di viaggiare.
Il cicloturismo si conferma dunque una delle grandi opportunità per il turismo italiano dei prossimi anni. Investire in ciclovie sicure e servizi diffusi significa non solo intercettare una domanda in forte espansione, ma anche promuovere un modello di sviluppo più sostenibile e capace di valorizzare l'intero territorio nazionale.






