Giulia RomanoVIEW PROFILE →
L'Italia che cambia pelle: dai borghi alle tartufaie, il turismo riscopre i territori
Nel 2026 il turismo italiano cresce ma si trasforma: accanto alle grandi mete affollate emergono borghi, aree interne e un autunno enogastronomico fatto di vendemmia, tartufi e castagne.
Il turismo italiano continua a correre, ma qualcosa sta profondamente cambiando nel modo in cui i viaggiatori scelgono di scoprire il Bel Paese. Accanto alle grandi mete classiche, sempre più affollate, cresce infatti il desiderio di esperienze più autentiche, lente e lontane dalle rotte più battute dal turismo di massa.
I numeri del settore restano comunque decisamente imponenti. Secondo le proiezioni, l'estate del 2026 dovrebbe registrare circa 171,8 milioni di arrivi soltanto tra luglio e agosto, con i turisti stranieri che rappresentano oltre la metà del totale, pari a circa il cinquantadue per cento dei visitatori complessivi attesi nel periodo.
Numeri da record, ma non solo
Anche guardando all'intero anno le stime parlano piuttosto chiaro. Per il 2026 si prevedono circa 141,2 milioni di arrivi e quasi 478,6 milioni di presenze, ovvero i pernottamenti complessivi registrati. Si tratta di cifre che confermano ancora una volta la centralità del comparto turistico all'interno dell'economia nazionale.
Il peso economico del turismo, del resto, è tutt'altro che trascurabile per il Paese. Nel corso del 2025 il settore ha contribuito al prodotto interno lordo per circa 237,4 miliardi di euro, arrivando a rappresentare oltre il tredici per cento dell'occupazione nazionale. La spesa dei turisti internazionali ha inoltre superato i 60 miliardi di euro.
La riscoperta dei borghi
Dietro questi grandi numeri si nasconde però una tendenza destinata a segnare profondamente il futuro del settore. Cresce infatti in modo deciso l'interesse verso i piccoli borghi e il cosiddetto turismo di prossimità, con le ricerche online dedicate a queste destinazioni che hanno fatto registrare un aumento del cinquantadue per cento.
Non si tratta affatto di un fenomeno passeggero o momentaneo. Già nel corso del 2025 i soggiorni nei piccoli centri avevano segnato una crescita del sette per cento, segno evidente di un cambiamento nei gusti dei viaggiatori. Sempre più persone cercano infatti autenticità, tranquillità e un contatto più diretto con le comunità locali e le loro tradizioni.
Le nuove frontiere: Abruzzo, Molise e Basilicata
Questa nuova geografia del turismo sta portando alla ribalta alcune regioni fino a poco tempo fa considerate marginali rispetto alle mete più celebri. Tra le aree che negli anni compresi tra il 2023 e il 2025 hanno registrato una crescita superiore alla media spiccano in particolare l'Abruzzo, il Molise, il Friuli Venezia Giulia e la Basilicata.
Si tratta di territori spesso caratterizzati da un ricco patrimonio naturalistico e culturale, capaci di coniugare le esperienze all'aria aperta con proposte enogastronomiche di grande valore. Proprio questa combinazione tra natura incontaminata e buona cucina rappresenta oggi una delle chiavi principali del loro crescente successo tra i visitatori.
L'autunno del gusto

Il periodo dell'anno gioca un ruolo tutt'altro che secondario in questa profonda trasformazione. Molti esperti concordano infatti nel ritenere che i mesi compresi tra settembre e novembre siano particolarmente adatti al turismo culturale ed enogastronomico, offrendo un ottimo rapporto tra la qualità dell'esperienza e prezzi decisamente più contenuti.
Il mese di settembre, in particolare, regala ancora giornate miti e un mare piacevolmente caldo, con temperature che si aggirano intorno ai ventiquattro o venticinque gradi. È anche il mese della vendemmia, quando le campagne si animano per la raccolta dell'uva e molte cantine aprono le porte ai visitatori curiosi di scoprire da vicino il mondo del vino.
Tartufi, vendemmia e castagne
Con l'arrivo di ottobre entra poi nel vivo una delle stagioni più attese in assoluto dagli appassionati di buona tavola, ovvero quella del pregiato tartufo bianco. La celebre fiera di Alba, che si svolge da metà ottobre fino a fine novembre, richiama ogni anno viaggiatori gastronomici provenienti da ogni angolo del mondo.
Non mancano poi le tradizionali sagre dedicate alle castagne e i suggestivi paesaggi dei vigneti che si tingono dei colori caldi dell'autunno, soprattutto in Toscana e in Umbria. Anche la storica sagra del tartufo di Gubbio, che si protrae da ottobre fino a dicembre, contribuisce ad animare uno dei borghi medievali più belli della penisola.
L'intero comparto enogastronomico, del resto, si conferma in ottima salute. Secondo un rapporto dedicato al turismo del cibo e del vino, nel corso del 2025 sono state censite ben 667 diverse attività ed eventi gastronomici in tutta la penisola, con una crescita del dodici per cento rispetto all'anno precedente.
Una crescita più matura
A fare da cornice a tutto questo c'è una riflessione più ampia sul futuro dell'intero settore. Come ha osservato Valerio Mancini, direttore del centro ricerche della Rome Business School, non si tratta più soltanto di aumentare il numero complessivo dei visitatori, ma di redistribuire il valore turistico su tutto il territorio nazionale.






