Giulia RomanoVIEW PROFILE →
L'altra Italia si scopre a piedi: il boom dei cammini e la scommessa del turismo lento
Mentre le città d'arte soffocano di visitatori, cresce un'Italia che si percorre lentamente, a piedi. Dalla Via Francigena ai cammini di San Francesco, camminatori da 40 Paesi riscoprono un patrimonio diffuso. E nel 2026 il Paese punta a diventare una capitale mondiale del turismo lento.
Mentre Venezia, Firenze e Roma faticano sotto il peso di un turismo di massa che le soffoca, sta crescendo silenziosamente un'altra Italia: quella che non si visita in fretta, ma si percorre lentamente, un passo dopo l'altro. È l'Italia dei cammini, gli antichi itinerari a piedi che stanno vivendo un vero e proprio boom e che offrono una risposta concreta ai mali del sovraffollamento.
Questo movimento non è più di nicchia. I principali cammini italiani sono percorsi in modo continuo da pellegrini e viaggiatori provenienti da ben 40 Paesi, con numeri annuali che vanno dai circa 5.000 camminatori delle rotte più intime fino ai circa 30.000 della celebre Via Francigena. Sono cifre che raccontano un fenomeno globale radicato nel cuore rurale del Paese.
Una rete di antiche vie verso Roma

La geografia di questi itinerari è essa stessa un racconto. La Via Francigena, il Cammino di San Francesco, il Cammino di San Benedetto, la Romea Strata e la Via Romea Germanica attraversano la penisola e convergono, come i raggi di una ruota, verso il Lazio e Roma. Sono strade antiche di secoli, che ricalcano i passi di pellegrini, mercanti e santi di un tempo lontano.
Percorrere questi sentieri significa attraversare un'Italia minore e spesso dimenticata: borghi appenninici, campagne, abbazie e paesaggi che il turismo tradizionale sfiora appena. È proprio questa lontananza dai circuiti battuti a costituire il fascino principale del cammino, un modo per vedere il Paese lontano dalla folla.
La scommessa del 2026
Le istituzioni hanno colto il potenziale di questo movimento. Nel 2026 prende forma un'iniziativa integrata, incentrata in particolare sui cammini del Lazio, che punta a collocare l'Italia tra le principali destinazioni mondiali per il turismo a piedi e a valorizzare un patrimonio diffuso ancora non pienamente integrato nei grandi flussi turistici.
L'obiettivo è strategico. In un Paese la cui ricchezza artistica è concentrata in poche città ormai sature, i cammini rappresentano un'infrastruttura capace di redistribuire i visitatori nel tempo e nello spazio, portando economia e vitalità in aree interne che spesso soffrono di spopolamento. È turismo che cura, invece di consumare.
Perché il lento vince
Dietro il successo dei cammini c'è un cambiamento profondo nel desiderio dei viaggiatori. I pellegrini moderni non cercano solo un monumento da fotografare, ma una sfida fisica, un reset mentale, o semplicemente un modo autentico di vivere un territorio. In un'epoca iperconnessa e frenetica, camminare per giorni diventa una forma di lusso e di disintossicazione.
A rendere possibile questa esperienza è una rete di servizi in rapida crescita. I sentieri sono generalmente ben segnalati, e attorno ad essi si sviluppa un'ospitalità pensata appositamente per chi cammina: ostelli, foresterie, piccole strutture a conduzione familiare. È un'economia leggera ma capillare, che lascia valore direttamente nelle comunità attraversate.
Il rischio di amare troppo i cammini
Eppure, anche in questo idillio si annida un pericolo. Il successo può diventare vittima di se stesso: se un cammino diventa troppo di moda, rischia di riprodurre in scala ridotta gli stessi problemi di sovraffollamento che voleva evitare. Tratti iconici affollati, prezzi in aumento e un'autenticità che si diluisce sono le minacce da tenere d'occhio.
La sfida, quindi, è gestire la crescita senza tradirne lo spirito. Distribuire i camminatori su più itinerari, promuovere le rotte meno note e regolare i flussi nei tratti più fragili sarà essenziale per mantenere l'equilibrio tra sviluppo economico e rispetto dei luoghi e delle comunità.
In fondo, il boom dei cammini racconta una verità semplice: il modo migliore per salvare il turismo italiano dai suoi eccessi potrebbe essere rallentare. Non ammassarsi in una piazza per uno scatto, ma camminare per giorni tra colline e borghi, riscoprendo che il vero patrimonio dell'Italia non è solo nelle sue tre o quattro capitali dell'arte, ma disseminato lungo migliaia di chilometri di strade antiche, che aspettano solo di essere ripercorse a piedi.






