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Il pomodoro italiano sotto pressione: tra dazi americani e costi alle stelle, l'oro rosso lotta per resistere

tourism2026-08-19 · 3 min read · 156 reads

L'industria del pomodoro da trasformazione, uno dei simboli del made in Italy a tavola, affronta un 2026 complicato. I dazi statunitensi, la fine dell'accordo che proteggeva le esportazioni e l'aumento dei costi mettono alla prova un settore che vale milioni di tonnellate.

Il pomodoro è uno dei simboli più riconoscibili della cucina italiana nel mondo, ma dietro le bottiglie di passata e le confezioni di pelati si nasconde un settore che nel 2026 si trova ad affrontare una fase complicata. Tra dazi, aumento dei costi e concorrenza estera, l'industria del cosiddetto oro rosso è oggi sotto pressione su più fronti contemporaneamente.

Un settore da primato

L'Italia è il secondo produttore mondiale di pomodoro da industria, con oltre 5,8 milioni di tonnellate raccolte nel 2025. (immagine illustrativa)
L'Italia è il secondo produttore mondiale di pomodoro da industria, con oltre 5,8 milioni di tonnellate raccolte nel 2025. (immagine illustrativa)

I numeri raccontano bene l'importanza di questo comparto. L'Italia è il secondo produttore mondiale di pomodoro da industria, subito dopo gli Stati Uniti. Nel 2025 la superficie coltivata ha superato i 78 mila ettari, con una produzione complessiva di oltre 5,8 milioni di tonnellate, divise quasi a metà tra le regioni del Nord e quelle del Centro-Sud del Paese.

Gran parte di questo raccolto non finisce fresco sui banchi, ma viene trasformato. Nel 2025 circa il 39 per cento è diventato polpa e un altro 33 per cento passata, mentre poco più di un quarto è stato lavorato come concentrato. Solo una quota minima, attorno all'uno per cento, è stata destinata alle salse pronte da scaffale, il resto alle preparazioni di base.

La stangata dei dazi americani

Uno dei fattori che più preoccupano il settore arriva dall'altra sponda dell'Atlantico. Gli Stati Uniti, mercato cruciale per l'export alimentare italiano, hanno introdotto dazi che colpiscono diversi prodotti. Sulla pasta, ad esempio, era stata inizialmente ipotizzata una tariffa del 92 per cento, poi ridotta a percentuali molto diverse a seconda del singolo produttore.

Le aliquote definitive variano in modo netto da azienda ad azienda. La Molisana, ad esempio, si è vista applicare un dazio del 2,26 per cento, mentre per Garofalo la percentuale sale al 13,98 per cento. Per altri undici produttori, invece, è stata fissata una media attorno al 9 per cento, a testimonianza di quanto la situazione sia diventata frammentata e imprevedibile.

A pesare sul comparto specifico del pomodoro c'è anche la fine, nel 2025, del cosiddetto accordo di sospensione, un'intesa che regolava e in parte proteggeva le esportazioni verso gli Stati Uniti. Il suo venir meno ha aperto nuovi contenziosi commerciali, contribuendo a far salire i prezzi al dettaglio del pomodoro italiano sul mercato americano.

Costi in aumento e concorrenza

Ai problemi sul fronte estero si sommano quelli interni. Gli agricoltori devono fare i conti con un forte rincaro dei costi di produzione, in particolare per i fertilizzanti e il gasolio agricolo, aumentati in una forbice compresa tra il 40 e il 50 per cento. Un peso notevole, che erode i margini già stretti delle aziende del settore primario.

Anche sul prezzo la trattativa è stata tesa. Per la campagna 2026, l'accordo quadro siglato a fine marzo ha fissato per il Nord Italia un prezzo di 134 euro a tonnellata, con possibili premi fino a 137 euro. Le organizzazioni agricole avevano chiesto 138 euro, ma la loro proposta non è stata infine accolta al tavolo delle trattative.

Per capire quanto siano risicati i margini, basta un dato. Secondo le stime del settore, per ottenere un profitto concreto a 134 euro a tonnellata servono rese di almeno 85 tonnellate per ettaro. Un obiettivo non sempre garantito, soprattutto in annate segnate da caldo e siccità, che possono ridurre in modo sensibile la produttività dei campi coltivati.

Sullo sfondo si muove poi una concorrenza sempre più agguerrita. I produttori del Nord Africa stanno guadagnando spazio sui mercati europei e internazionali, favoriti da un clima adatto, da costi del lavoro più bassi e da accordi commerciali agevolati. Una sfida diretta al primato che il prodotto italiano ha costruito nel corso dei decenni.

Le eccellenze a rischio

La partita non riguarda soltanto i grandi numeri, ma anche le eccellenze del territorio. Varietà storiche e riconosciute a livello internazionale, come il San Marzano DOP dell'Agro Sarnese-Nocerino, il Pomodorino del Piennolo del Vesuvio o il Pomodoro di Pachino IGP, rappresentano un patrimonio unico che garantisce all'Italia un premio di prezzo rispetto ai concorrenti.

Proprio per questo, la tenuta del settore va oltre la semplice economia agricola. Il pomodoro è parte integrante dell'identità gastronomica italiana, dalla pizza al sugo della domenica. Difenderne la produzione, tra pressioni commerciali e cambiamenti climatici, significa proteggere non solo migliaia di aziende, ma anche un pezzo di cultura che il mondo intero associa all'Italia.

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