Giulia RomanoVIEW PROFILE →
Venezia a pagamento: il contributo di accesso torna nel 2026, ma basta a fermare l'overtourism?
Da aprile a luglio 2026 i turisti giornalieri pagano fino a 10 euro per entrare a Venezia. Il ticket ha già incassato oltre 5 milioni, ma la domanda resta: riesce davvero a ridurre la folla nei giorni di punta?
Una città che si paga per visitare
Venezia è da sempre uno dei sogni di viaggio più desiderati al mondo, ma la sua straordinaria bellezza è anche, al tempo stesso, la sua più grande fragilità. Sotto il peso di milioni di visitatori ogni anno, la città lagunare ha compiuto una scelta storica e per certi versi rivoluzionaria: far pagare un vero e proprio biglietto d'ingresso a chi la visita solo per la giornata.
Quella che era inizialmente nata come una sperimentazione del tutto inedita è ormai diventata una realtà consolidata. Nel 2026 il cosiddetto contributo di accesso torna infatti in vigore, confermando la chiara volontà dell'amministrazione di provare a governare in modo diverso i flussi turistici che da anni mettono a dura prova il delicato equilibrio della città.
Come funziona il ticket

Il meccanismo, nella sua sostanza, è piuttosto semplice da comprendere per chiunque. Il contributo si applica nei giorni di maggiore affluenza tra aprile e luglio del 2026, per un totale di sessanta giornate, e prevede una tariffa che può arrivare fino a dieci euro a persona per chi decide di visitare la città soltanto in giornata.
Esiste però un modo del tutto concreto per risparmiare sulla cifra richiesta all'ingresso. Chi prenota il proprio accesso con almeno quattro giorni di anticipo rispetto alla visita paga infatti solo cinque euro, esattamente la metà, un incentivo pensato apposta per spingere i turisti a pianificare in anticipo i propri spostamenti verso la laguna.
È importante sottolineare con chiarezza che non tutti sono tenuti a pagare questo contributo di accesso. La tariffa riguarda esclusivamente i turisti giornalieri, mentre chi pernotta in città ne è completamente esente, così come lo sono i bambini sotto i quattordici anni e naturalmente tutti i residenti veneziani a pieno titolo.
I numeri del primo anno
Per capire se questa discussa misura funzioni davvero, è particolarmente utile guardare ai risultati già raccolti. Nel 2025, il suo primo anno pieno di applicazione, il contributo di accesso ha generato per la città un incasso davvero considerevole, superando la soglia dei cinque milioni di euro, una cifra tutt'altro che trascurabile per le casse comunali.
Se sul fronte puramente economico il bilancio appare positivo, sul piano della riduzione delle folle il quadro è invece molto più incerto e sfumato. Secondo i dati oggi disponibili, infatti, il ticket ha ridotto solo in misura piuttosto leggera il numero di visitatori presenti nelle giornate di maggiore affollamento, quelle in cui la città viene letteralmente presa d'assalto.
Questo evidente scarto tra gli incassi elevati e l'impatto limitato sulla folla è forse il dato più significativo di tutti. Suggerisce infatti che una tariffa relativamente contenuta possa in realtà funzionare più come una nuova e stabile fonte di entrate per la città che come un vero e proprio deterrente capace di scoraggiare le visite mordi e fuggi.
A cosa servono i soldi
Al di là del dibattito acceso sulla sua reale efficacia, resta comunque la questione di come vengano effettivamente utilizzati i fondi raccolti. Le entrate derivanti dal contributo sono infatti destinate a finanziare i servizi essenziali della città, un aspetto assolutamente cruciale per un luogo tanto unico quanto oggettivamente costoso da mantenere nel tempo.
Nello specifico, si tratta di coprire spese fondamentali come la pulizia degli spazi pubblici, il funzionamento quotidiano dei trasporti e la manutenzione delle infrastrutture. Sono tutte attività indispensabili per sostenere un sito patrimonio dell'umanità dell'UNESCO che si trova costantemente sotto un'enorme pressione, soprattutto nei mesi di alta stagione.
In questa prospettiva più ampia, il contributo assume un significato che va oltre la semplice regolazione dei flussi turistici. Diventa infatti anche un modo concreto per far sì che chi visita la città, anche solo per poche ore, partecipi almeno in parte ai costi davvero ingenti necessari a preservarne la straordinaria bellezza per le generazioni future.
Un modello per il futuro?
Il caso specifico di Venezia è osservato con grandissima attenzione da moltissime altre destinazioni in tutto il mondo. Numerose città d'arte e rinomate località turistiche alle prese con lo stesso identico problema dell'overtourism guardano infatti alla laguna come a un vero e proprio laboratorio a cielo aperto, per capire cosa funzioni e cosa invece no.
La sfida di fondo, del resto, è davvero delicata e comune a moltissimi luoghi diversi. Si tratta infatti di trovare un equilibrio sostenibile tra i benefici economici innegabili portati dal turismo e la necessità altrettanto pressante di proteggere sia la qualità della vita dei residenti sia l'integrità stessa dei luoghi più fragili e preziosi.
Che il contributo di accesso si dimostri o meno la soluzione definitiva al problema, una cosa appare ormai piuttosto chiara e difficilmente reversibile. L'idea che visitare le città più belle e più fragili del mondo possa non essere più del tutto gratuita si sta lentamente facendo strada, e Venezia ne è oggi senza dubbio il simbolo più evidente.






